1. Verifica che la finestra sia quella giusta
2. La chitarra elettrica non è romantica
3. Cantare in playback nemmeno
4. Lascia il motore dell’automobile acceso
5. Se sei troppo stonato inventati qualcos’altro

Un continuo stato di allerta, un ripetuto dibattersi ed interrogarsi quando c'è da intraprendere una discussione nell'altra lingua. Dubitare su cosa avrà mai detto quel tale, di cosa si trattava esattamente in quel dialogo, cosa è rimasto intrappolato nella traduzione? Eppure sopravvive una certa rilassatezza del sentirsi in ferie dal proprio linguaggio ufficiale, forse anche dal proprio personaggio abituale. Eppure in tale situazione, diviene più stimolante quel brivido continuo: dare un nome alle cose. L'azione è meno ovvia, più meditata, sempre all'interno di una libertà inusitata di parola e delle parole che vanno e vengono incontrollate, mentre si va confessando a se stessi che d'un proprio linguaggio multicolore ormai ci si serve, una piattaforma molteplice che di tutti questi apporti si serve con continuità crescente.di Licia Ambu

di Salvatore Insana
It's me, not him. Isn't that obvious? - Well, how do you explain that here I am?

di Salvatore Tigani

di Salvatore Tigani
di Licia Ambu
di Salvatore Insana
1. Se canti, ricorda: la gente non può sentire la musica.
2. Se balli, il fatto che la gente non può sentire la musica è irrilevante: anche se la sentissero chiamerebbero ugualmente la neuro.
3. Se devi chiedere o fornire una informazione a un passante, togliti gli auricolari, o danneggerai anche il suo udito, urlando.
4. Se ti domandano cosa stai ascoltando, non mentire: potrebbero chiederti di fargli sentire.
5. Se stai ascoltando la Tatangelo, rischia, e di’ che si tratta di musica classica.
di Salvatore Insana

di Salvatore Tigani
Dice, i rom vanno rimandati a casa. Occhio per occhio, sì, ma per ogni mio occhio due dei loro. Dice, vengono a fare casino qua, vadano a farlo a casa propria. Zozzoni, meschini, delinquenti. Dice: rubano, fanno l’elemosina, consumano più di un Suv e sporcano peggio che un cane. Vengono via mare, e ci restano. Ecco, dice, pure per loro, dice, non è meglio se restano a casa? Hanno l’ottanta per cento in più di possibilità di non morire in mare, se il mare proprio non lo prendono.di Licia Ambu


di Salvatore Insana
Un'evasione perfetta: apprese le misure necessarie per farsi beffa di un reale infausto e scomodo, faticoso e troppo freddo, Jeunet strangola l'illusione di verosimiglianza e costruisce una favola che naviga beata nell'universo atemporale della migliore finzione possibile. Le fabouleux destin d'Amelie Poulain avanza accattivante e fresco tra gli spazi cosmici delle menti più sognanti.

di Salvatore Tigani
Berlusconi vuole la comunione. E non la vuole così, sottobanco, in maniera, diciamo, clandestina. Come quando ti danno il resto sbagliato, una decina di euro in più, e tu dici, vabbe’, chissenefrega. Berlusconi la vuole regolare; insomma, col permesso del papa. La vuole firmata e controfirmata, col bollino iso9001, certificata. Fa la lotta alla contraffazione lui, pure. E quando il prelato gliela porge non dice solo, no, non la posso accettare, grazie uguale, Silvio rilancia: perché non darla a me e a tutti i divorziati? Siamo nel 2000, cribbio, aboliamo qualche vecchia legge, che dici, Benedetto?di Paolo Vaccaro
"Fine settimana o infrasettimanale, già da ragazzino allo stadio per tifare... Con gli altri ragazzi tante voci un solo cuore: difender la tua curva con coraggio e con onore. Quante mattinate a preparare gli striscioni, le coreografie, sciarpe, torce e bandieroni… ma ciò che conta per davvero? Aspettare l’avversario appena giù dal treno”
Amicizia e rivalità fanno la loro comparsa all’interno del pensiero dei tifosi intorno agli anni ’70, periodo di generale tensione sociale ed influenza politica, in conseguenza del ’68. Tale clima di incertezza arriva anche dentro le curve italiane, con i tifosi che vestono simili ai militari e con i cori delle canzoni che riprendono i motivi delle contestazioni e delle proteste. Le prime amicizie e rivalità nascono sotto la spinta dell’ideale politico.di Licia Ambu
Ebbene sì. Anche le parole, volatili, sillabiche, mutate, sono cadute nella rete di link. Concatenazioni improbabili o di successo, si avvicendano nei post di blog, di siti e quant’altro. Ma c’è di più. Oltre il diario, oltre la cronaca, oltre la notizia, c’è la parola con il suo valore. Lo scrivere diventa gioco, semantica ludica abbracciata da iniziative che vogliono legare la letteratura fatta di carta a quella fatta di bit. Così pare. Nasce sotto l’egida di Queneau, ad esempio, imperativo emulare Esercizi di stile, il blog firmato da Antonio Zoppetti, zop blog. L’autore ha lanciato una sfida che numerosi hanno raccolto, declinando in molteplici stili diversi uno stesso contenuto, in realtà una variazione sul tema passeggero della rete, dando vita anche ad un volume Blog. PerQueneau?, edito da Sossella.
di Salvatore Tigani
Dice che le ha piccole. In compenso però ha grandi mammelle. L’aspetto che dovrebbe terrificare il lettore/elettore/spettatore è la grottesca proporzionalità inversa tra le due parti anatomiche. Se la vostra ragazza non ha seno, vi consiglio, un controllo fatelo. Per scrupolo.di Paola D'Angelo

di Salvatore Insana
"E guardate laggiù, per chi scrivete! Uno ne arriva spinto dalla noia, un altro appesantito da un pranzo luculliano, e non pochi, può esserci di peggio? hanno letto da poco il quotidiano. Accorrono distratti, come ad un ballo in maschera, han le ali ai piedi solo per la curiosità, e le signore sfoggiano se stesse ed i vestiti, collaborando gratis alla recita."
Come si è potuto notare anche in questa versione diretta da Jean Liermier, la Pentesilea è una tragedia che poggia tutta la sua forza e la sua potenziale noia sulla parola che si fa attore, la narrazione che prevale sull'azione, il discorso che diventa protagonista ben più dell'atto. Ancora più dell'eroina allora, è l'opera stessa ad essere il punto rivoluzionario di turno, ribelle creazione sdegnosa di piacere nella sua “distanza” dagli eventi, mai visti sul palco e solamente narrati o ri-visti. Nel campo della scena è tutto un re-agire, discutere, riflettere, raccontare l'accaduto, al massimo un progettare, mentre è il fuoricampo a custodire e celare l'azione, a lasciarsi nel buio del parziale non sapere.di Michele Trimboli
Le radiazioni prodotte dai telefoni cellulari ritardano e riducono il sonno e non solo: possono causare anche mal di testa e senso di confusione. È quanto emerge da una ricerca condotta dai ricercatori del Karolinska Institute e dell’Università di Uppsala, in Svezia, e coordinata dalla Wayne State University del Michigan, negli Stati Uniti.La cattiva notizia farà certamente godere di soddisfazione tutti coloro che ne sostengono addirittura la nocività assoluta, perfino nelle ore baciate dal sole pieno e splendente. Quasi che l’ormai irrinunciabile telefonino fosse, appunto, uno strumento micidiale, un dispositivo che serve soprattutto a bollire il cervello, se non proprio un pronipote delle bombe “silenziose” che compaiono nelle storie di fantascienza.