di Salvatore Insana

Take me to the station
And put me on a train
I've got no expectations
To pass through here again
Once I was a rich man
Now I am so poor
But never in my sweet short life
Have I felt like this before
Controcanto. Quanti sono i clochard di città! Passando da Place d'Italie dopo il tramonto ce ne sono sempre almeno quattro cinque. Un gruppo affiatato, dal tipico odore alcoolico, dal tono scanzonato, dal linguaggio sincopato ed ancora non afferrabile. turistica. A far vibrare le corde logore di un violino, producendo un suono da musica minimale, davanti al Beabourg. A testa bassa sui gradini delle stazioni. Piccoli pezzi di cartone provano a spiegare le loro ragioni. Li si incontra Imploranti qualche centesimo tra i vagoni, in cima alle scalinate della chiesa, all'ingresso d'una moschea. A dormir sotto le pioggia, con una mortale incuria per il proprio corpo. Quando rientro in casa, mi volto ormai con gesto abitudinario sulla sinistra, a salutare con gli occhi quell'omino che si piazza sotto la tettoia del rivenditore Fiat di zona, coprendosi con coperte dal colore smog, una grande busta imbottita come cuscino. Esseri solitari, tristi eppure spesso solidali con chi sembra vivere la loro stessa condizione. Claudicanti e deformi, curvi e schiacciati dal peso dell'ipocrisia altrui.
Dispersi, abbandonati, estranei al traffico ed al travaglio vacuo di chi è sedotto o costretto dal lavoro. Figure anarchiche per eccellenza, carico di mistero è il loro tracciato di rughe in volto, il loro sguardo che va verso un orizzonte già sbarrato o ancora sperato. Si legge in questi giorni sugli schermi informativi ai tornelli d'ingresso. Qualcuno si è gettato tra i binari della linea 6. Si cercano testimoni. Due tra questi mendicanti stavano per azzuffarsi. La postazione di lavoro, se così si può dire, è contesa. L'uno agiva attraverso uno struggente cartellone, esibito tra le mani logore: Vraiment et uniquement pour manger!...cranio rasato, carnagione chiara, basso di statura, volto scavato, alcuni buchi ben visibili tra i denti superstiti. Sguardo cattivo, o meglio inacidito dalla misera condizione cui deve far fronte.

Take me to the station
And put me on a train
I've got no expectations
To pass through here again
Once I was a rich man
Now I am so poor
But never in my sweet short life
Have I felt like this before
Controcanto. Quanti sono i clochard di città! Passando da Place d'Italie dopo il tramonto ce ne sono sempre almeno quattro cinque. Un gruppo affiatato, dal tipico odore alcoolico, dal tono scanzonato, dal linguaggio sincopato ed ancora non afferrabile. turistica. A far vibrare le corde logore di un violino, producendo un suono da musica minimale, davanti al Beabourg. A testa bassa sui gradini delle stazioni. Piccoli pezzi di cartone provano a spiegare le loro ragioni. Li si incontra Imploranti qualche centesimo tra i vagoni, in cima alle scalinate della chiesa, all'ingresso d'una moschea. A dormir sotto le pioggia, con una mortale incuria per il proprio corpo. Quando rientro in casa, mi volto ormai con gesto abitudinario sulla sinistra, a salutare con gli occhi quell'omino che si piazza sotto la tettoia del rivenditore Fiat di zona, coprendosi con coperte dal colore smog, una grande busta imbottita come cuscino. Esseri solitari, tristi eppure spesso solidali con chi sembra vivere la loro stessa condizione. Claudicanti e deformi, curvi e schiacciati dal peso dell'ipocrisia altrui.
Dispersi, abbandonati, estranei al traffico ed al travaglio vacuo di chi è sedotto o costretto dal lavoro. Figure anarchiche per eccellenza, carico di mistero è il loro tracciato di rughe in volto, il loro sguardo che va verso un orizzonte già sbarrato o ancora sperato. Si legge in questi giorni sugli schermi informativi ai tornelli d'ingresso. Qualcuno si è gettato tra i binari della linea 6. Si cercano testimoni. Due tra questi mendicanti stavano per azzuffarsi. La postazione di lavoro, se così si può dire, è contesa. L'uno agiva attraverso uno struggente cartellone, esibito tra le mani logore: Vraiment et uniquement pour manger!...cranio rasato, carnagione chiara, basso di statura, volto scavato, alcuni buchi ben visibili tra i denti superstiti. Sguardo cattivo, o meglio inacidito dalla misera condizione cui deve far fronte.
Eppure fuma, eppure parla al cellulare. L'altro era fornito di volantini di un verde ormai stinto che tentava di porgere con sguardo non troppo implorante agli automobilisti in attesa al semaforo. Più robusto, forse di origini arabe, barba incolta, cappellino sozzo in testa. È lui adesso a padroneggiare il posto: sarà arrivato in anticipo sui contendenti stamattina. Quando anche l'altro prova a reclamare i suoi diritti di povero, il primo inizia ad emettere dei versi non conosciuti, alza la voce, ed minaccia di gettare dal cavalcavia assai prossimo alla rue di lavoro il suo concorrente. Sembrano entrambi professionisti esperti ed evidentemente consumati. È un vero impiego questo allungare la mano per raccattare pochi spiccioli. La vita è finita per loro? Arrestata. Non ho visto neanche un vetro d'auto abbassarsi. Non sarà un caso ma bensì una eccellente metafora vederli fermi al semaforo rosso. Da lì non sanno o non possono più fuggire.
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