Assunto di base

La mente è come un paracadute. Funziona solo se si apre.
(Albert Einstein)

martedì 24 giugno 2008

Le parole nella rete

di Licia Ambu
Ebbene sì. Anche le parole, volatili, sillabiche, mutate, sono cadute nella rete di link. Concatenazioni improbabili o di successo, si avvicendano nei post di blog, di siti e quant’altro. Ma c’è di più. Oltre il diario, oltre la cronaca, oltre la notizia, c’è la parola con il suo valore. Lo scrivere diventa gioco, semantica ludica abbracciata da iniziative che vogliono legare la letteratura fatta di carta a quella fatta di bit. Così pare. Nasce sotto l’egida di Queneau, ad esempio, imperativo emulare Esercizi di stile, il blog firmato da Antonio Zoppetti, zop blog. L’autore ha lanciato una sfida che numerosi hanno raccolto, declinando in molteplici stili diversi uno stesso contenuto, in realtà una variazione sul tema passeggero della rete, dando vita anche ad un volume Blog. PerQueneau?, edito da Sossella.

Dal 2002 ad oggi, i giochi, gli esercizi, le sfide si sono rincorse a colpi di creatività, come il racconto labirintico ispirato a Calvino o i racconti rousselliani, di derivazione combinatoria. Lo stesso schema del prodotto a più collaborazioni è una ricetta gettonata da altri blog, come il neonato Lasciamo una traccia, dove gli interessati si affacciano su un incipit e possono contribuire all’opera. Un po’ come quel gioco che si faceva da piccoli a scuola, quando si scriveva sulla prima riga di un foglio una frase, per poi coprirla e scambiarla con la persona accanto. Via via rispondendo a domande diverse si completava la storia, come dire, pluri-autoriale, per poi leggere il risultato. È certo che l’avvento della rete ha partorito diverse modalità interpretative e creative, possibilità di declinazioni semantiche originali e divertenti. Va sottolineato il fattore collaborativo, là dove un blog intrigante costituisce un passatempo sfizioso, talvolta rendendo fama all’autore/autrice in questione oppure perché abitare un link, un nodo della rete, rende di fatto quell’indirizzo uno spazio aperto e di incontro tra avatar. Con annessi vantaggi di una collocazione spazio temporale determinabile individualmente. 

Un esercito di grafomani incalliti sembra aver invaso costruttivamente lo spazio di navigazione, cambiando anche quello che è il rapporto autore-lettore, in una sorta di partecipazione più viva oltre al vantaggio indubbio di un livello di alfabetizzazione richiesto che si attesta su livelli minimi: un blog non è opera da ingegnere, ma solo forma di espressione personale che usato in maniera costruttiva può risultare anche terapeutico. Citati in proposito: Cribbiosilvio, il blog di satira cooperativa dedicato agli sfoghi di Silvio oppure il blog-diario di Ilenia, Lo scopriremo solo vivendo, che con i racconti impeccabili sulle vicende della coinquilina Mery Terry, ha fatto il giro dell’iperspazio, guadagnandosi un posto di riguardo. Insomma come ogni cosa, nemmeno le parole in rete sono un innesco negativo o positivo, ma solo potenziale, l’importante è come viene usato. Verba volant, scripta manent.

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