Assunto di base

La mente è come un paracadute. Funziona solo se si apre.
(Albert Einstein)

giovedì 3 luglio 2008

Linea 13

di Salvatore Insana


La linea tredici è sovraffollata, piena di intoppi e d'incidenti, additata persino da quei professori che arrivano attardati in aula come superstiziosa testimonianza del potere negativo che il numero in questione possiede per tutta una tradizione popolare. Per due volte ho già visto passeggeri senza fiato esser portati a braccia da qualche volenteroso fuori dalla calca di pendolari, involontaria recita di un'altra passione, di un altra pietà, con diverse circostanze, difforme sacralità, ma molto vicina postura di un corpo esangue e muto, a pochi passi dall'eterno riposo, come tutta una iconografia cristiana ci ha trasmesso...Per due volte un'altra corsa si è arrestata. Una collisione, una treno in panne, una momentanea vacanza del sistema di segnalazione, i problemi più ricorrenti.


A tratti percepisco e concepisco le carrozze metropolitane alla stregua di un organismo vivente: queste macchine si nutrono di noi passeggeri, si riempono, si svuotano, si surriscaldano, si ammalano, aprono le bocche per fagocitare nuovi utenti, accelerano la corsa, gareggiano in velocità, a volte rimangono tentennanti, percorrono senza nulla eccepire le medesime rotte ogni giorno, ogni ora, fino all'usura definitiva e fatale, la rottamazione finale che il progresso ha già in conto di esigere per loro. Creature che respirano.

Ci si chiede come possa una intera città reggersi in piedi ed in gran forma con tali grandi bruchi, che dal 1900 a oggi si sono moltiplicati fino a costituire un piccolo esercito di enormi talpe in forsennato andirivieni tra le 14 linee disponibili; una marcia sotterranea che raggiunge ogni limite spaziale del tracciato di città.

E poi, un'intera casistica interessa il rapporto d'ogni passeggero con l'equilibrio. Come si fa a non cadere? Ci si tiene al palo? Diverse modalità di persistere nel logorante lavoro di bilanciamento della giornata, intontita quando essa inizia, assai più pesante quando si avvia al tramonto. Di solito, nel regno metropolitano, a confronto con altri sottoboschi sociali di più palese quanto vacuo prestigio – le vie d'alta moda o il palcoscenico televisivo, ad esempio – s'abbassano i tacchi, le pretese, le acconciature; le teste tendono a formare un angolo di novanta gradi con il resto del corpo; ed insieme crescono gli odori e le rughe sulla pelle dei passeggeri. Invece anche in questo ambiente a Parigi si può essere spettatori di una lieta passerella di figure diverse, di una vita non strangolata esageratamente dai ritmi lavorativi. Un utenza molto più diffusa e ben somatizzata nei corpi dei cittadini rende questa terra senza luce solare uno degli incunaboli più fertili d' esperienze d 'incontri.

Je v'invite à prendre des corrispondences si vous pouvez!

Questo labirinto non è altro che un cervello sotterraneo, l'oscuro convogliarsi di tutte le forze e le spinte della città. Avere dei contatti, delle connessioni, delle corrispondenze. Muoversi tra entrate ed uscite, tra salite e discese. Rodersi e consumarsi tra lancette e file d'attesa è un rispecchiamento su larga scala del funzionamento e dell'andamento dei nostri neuroni nella scatola cranica.

Nessun commento: