E poi si ricorda le badanti e fa: no, eh, io il culo a mio nonno non lo pulisco. No, non lo voglio proprio imboccare tre volte al giorno. La badante di mio padre, dice, quella sì che conferma la regola. Cazzo, ci sono rom e rom, come dire, figli della gallina bianca e figli di quella nera. No, forse no, che se fosse un problema di colore, diremmo, ehi, tutti i neri qui, gli altri a casa (viceversa no, altrimenti ci prendono per razzisti). È difficile capire, se un clandestino è in Italia da tanto, da poco, da ieri, da oggi o da domani. Beh, risponde, glielo chiediamo: da quando sei qua? E il clandestino, che oltre ad essere clandestino è anche scemo, risponderà la verità.
E poi gli ricordano che anche gli italiani una volta partivano in cinquemila su una bagnarola che ne poteva portare cento, di esseri viventi mica di esseri umani, ed il viaggio allora era oltreoceano, poco poco più lungo. Gli italiani, pure noi siamo morti da clandestini, pure noi ci hanno rispediti a casa, e allora, che cavolo, ora ci vendichiamo. Dice.
Rom, li fanno pure giocare a pallone, che tristezza, hanno la cittadinanza, almeno quelli, sì, rumena, che, ogni tanto qualcuno gli ricorda, che rom e rumeno non sono proprio sinonimi. Ma chissenefrega, dice, tanto puzzano uguale,e stuprano, rubano, chiedono l’elemosina! Se non ci fossero mai stati, i rom, dice, che Italia sarebbe! Sarebbe un’Italia, pensa, in cui avrebbe dovuto inventarsi un’altra cazzata per farsi votare. Ne muoiono troppi ogni giorno in mare, mentre inseguono il “sogno italiano”, portati a fondo dalle correnti, ripescati a volte dalle guardie costiere; seppelliti quasi mai coi propri cari, sempre con le proprie speranze. Nessuna lapide, per loro, solo acqua.

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