In questi ultimi tempi si sente parlare sempre più spesso di forti rivalità ed accesi confronti che, non di rado, sfociano in episodi di violenza e scontri tra opposte tifoserie. Niente viene detto, invece, di quelle tante volte che i tifosi partono insieme, cantano insieme, scambiano ricordi, gioie ed amarezze. Insieme.
Amicizia e rivalità fanno la loro comparsa all’interno del pensiero dei tifosi intorno agli anni ’70, periodo di generale tensione sociale ed influenza politica, in conseguenza del ’68. Tale clima di incertezza arriva anche dentro le curve italiane, con i tifosi che vestono simili ai militari e con i cori delle canzoni che riprendono i motivi delle contestazioni e delle proteste. Le prime amicizie e rivalità nascono sotto la spinta dell’ideale politico.Gli anni ’80 e ’90 segnano l’esportazione del modello italiano in tutta l’Europa, dai Paesi Latini alle Repubbliche Jugoslave: i tifosi si posizionano nel settore più popolare, la curva. Questi sono anche gli anni dell’inasprimento delle pene contro gli Ultras “facinorosi”, rei di scontrarsi spesso e volentieri contro tifoserie rivali. Comincia l’impegno, l’uso e l’abuso delle forze dell’ordine negli stadi, per “arginare il fenomeno”, ma che invece ha favorito un’altra e più sentita rivalità. Tra tutti i tifosi c’è un rapporto di indifferenza e di grande rispetto perché “si vive lo stesso ideale”. Ogni sostenitore, però, ha una squadra da odiare, spesso della stessa città o regione. Esistono rivalità nate per ragioni sportive ed altre createsi per la condivisione di uno stesso obiettivo, che sia uno scudetto o una retrocessione. Oppure, sulla scia degli anni ’70, la rivalità è prettamente politica: “mentre i giocatori danno calci a quel pallone, sulle gradinate sale alta la tensione; cori, insulti, grida e minacce avvelenate: ci si vede fuori e quando uscite non scappate”.
La condivisione di uno stesso modo di intendere il tifo organizzato, al contrario, porta tifoserie diverse ad unirsi e sostenere insieme, per rispetto di un’amicizia. Anche i gemellaggi nascono negli anni ’70 e la maggior parte di essi ancora esiste, anzi, il legame si è rafforzato col tempo. Amicizie che vanno anche oltre i confini nazionali, un fenomeno più dilagante di ogni stereotipo, tanto che la violenta Italia vanta il più alto numero di gemellaggi. Sostenitori di colori diversi che si uniscono sotto un comune vessillo. E’ il caso di Napoli e Genoa, che hanno festeggiato insieme la promozione in serie A, Bari e Salernitana, Atalanta e Ternana, Fiorentina e Catanzaro, o il primo e storico legame tra Vicenza e Pescara. Uniti, insieme oltre ogni distanza. Si racconta sempre di litigi e risse, scontri e tafferugli, mai di come sempre più spesso i tifosi si incontrano prima e dopo la partita per bere birra ed inneggiare goliardicamente alle due squadre; delle “visite guidate” in lungo ed in largo per l’Italia, ognuno con il proprio modo di essere. Per la serie “I colori ci dividono, la mentalità ci unisce”.

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